I Misteri di Ceridwen

I Misteri di Ceridwen, la grande iniziatrice che dà la Sapienza, segnalati da Artemidoro, sono storicamente attestati e Jean Raimond ricorda come siano simili a quelli di Cerere, i quali, trasformati dal bardismo, “conservano ancora i loro fedeli nel periodo di Taliesin (VI secolo)”.[1]

Una testimonianza della continuità della frequentazione dei Misteri di Ceridwen nel XII secolo ci è data nei canti di Hoël.

“Il re, esso stesso – scrive in proposito Jean Raimond -, come si vede nei canti di Hoël o Hywell, re del Galles, morto nel 1171, era onorato di esservi ammesso. Esiste una sua preghiera curiosa, nella quale, ammesso già ai gradi inferiori dell’iniziazione, sollecita al Collegio di Ceridwen, con espressioni di fervente pietà, il favore dell’iniziazione superiore”. [2]

In ambito celtico è il Rito di Karidwen (Ceridwen) che fa del nano Gwyon Bach il Grande Iniziato Taliesin, “fronte luminosa”, bardo primordiale.

Ceridwen o Karidwen è la Minerva gallica, ed è colei che dà la sapienza; riassume in sé anche Cibele, Diana e Proserpina e può essere considerata come simile a Iside; è, in buona sostanza, la Dèa Madre ed è legata a Gwyon (Gwyddyon o Gwyddon), il dio dello Spirito che ha insegnato agli uomini l’arte divina della poesia.

Nel mito di Karidwen e di Gwyon Bach, che sottende un rito di iniziazione, il nano è messo a guardia di un calderone nel quale bolle una pozione che darà la Sapienza al figlio della Dea. Il nano, nel cui nome è racchiuso quello del dio Gwyon, fa traballare il calderone dal quale escono tre gocce che si posano sul suo pollice. Il nano  succhia il pollice (come farebbe un bambino) e acquisisce la Sapienza. Il resto della pozione diventa inutilizzabile. La Sapienza è stata ormai trasferita. La Dea è infuriata e insegue il nano per punirlo e Gwyon Bach si trasforma in un uccello (aria), in un pesce (acqua) e in una lepre (terra), inseguito dalla Dea che a sua volta si trasforma nel corrispondente animale predatore. Infine il nano si trasforma in un chicco di grano (il colore dorato ricorda il sole e il fuoco) e la Dea in una gallina nera che inghiotte il chicco e rimane gravida. Nascerà così Taliesin, “fronte luminosa”, il grande bardo primordiale, associato al Dio cervo, al Dio Cornuto.

La leggenda che ne narra il passaggio di stato, dall’essere il nano Gwyon Bach ad essere Taliesin, fronte d’argento, fronte luminosa (ossia illuminato), testimonia di un percorso iniziatico.

Gwyon, ci ricorda Panchaud[3] significa “Padre degli uomini”. “ I simboli del suo culto lo rivelano – aggiunge Panchaud – sotto il carattere di Mercurio-Hermes, dio del commercio e di tutte le relazioni sociali e d’un Apollo, in quanto dio della poesia, del sapere e della luce intellettuale; laddove Bel-Heol o Hélian non è che il dio della luce e del calore fisici. E’ ancora a Gwyion…. che si attribuisce l’invenzione della scrittura. E’ anche un Prometeo rivelatore e un mediatore tra Dio e l’uomo”. [4]

Il determinativo Bach, dal significato di piccolo, secondo Mac Bain (dizionario) potrebbe anche ricondurre, con il significato di ubriaco, a Bacco (in assonanza con i riti eleusini).  Il piccolo Gwyon, appartenente alla stirpe degli dèi, viene sottoposto ad una serie di prove dalla Dea Ceridwen, alla fine delle quali si incarna in un uomo-dio. Un uomo-dio che è Verbo.

Taliesin, nel venire al mondo come bambino, dopo essere stato partorito da Ceridwen, intona un gwuawd, un canto di lode. Di fronte a lui i bardi rimangono senza voce. Il suo equivalente irlandese è Fintan Bóchra, il fuoco brillante della parola.

 

(Da: Silvano Danesi, Le radici scozzesi della Massoneria, Ilmiolibro.)

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/storia-e-filosofia/187720/le-radici-scozzesi-della-massoneria/

 

[1] Jean Raimond,  L’ésprite de la Gaule, Firne, Paris, 1864

[2] Jean Raimond,  L’ésprite de la Gaule, Firne, Paris, 1864

[3] Edward Panchaud, Le druidisme; ou, Religion des anciens Gaulois, Losanna 1865

[4] Edward Panchaud, Le druidisme; ou, Religion des anciens Gaulois, Losanna 1865

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