Druidismo: via spirituale fondata sulla libertà

Il druidismo è una via fondata sulla libertà come valore essenziale; è una via spirituale per accedere alla Conoscenza.

Nel druidismo non ci sono dogmi e verità rivelate; c’è la ricerca in merito alle leggi della Natura, ai comportamenti degli uomini, alla Sapienza del divino.

Dal deposito sapienziale antico, il moderno druidismo, senza scostarsi dai principi fondamentali, può distillare ciò che di essenziale la tradizione ci tramanda e da questo distillato può trarre indicazioni moderne valide per il cammino attuale dell’essere umano.

Una considerazione va fatta in merito ai linguaggi enigmatici degli antichi, che una malintesa interpretazione vorrebbe adottati per occultare conoscenze riservate a pochi. La trasmissione di una conoscenza con il linguaggio logico sequenziale al quale siamo abituati la contestualizza e la data, necessariamente, incardinandola nella forma mentis del tempo. Il linguaggio enigmatico, simbolico, archetipico per sua natura va interpretato, ovvero contiene un nucleo essenziale di conoscenza che deve essere decodificato. Chi decodifica lo fa con gli strumenti del suo tempo e, conseguentemente, resuscita e attualizza quell’antico nucleo di conoscenza rendendolo idoneo, efficiente ed efficace nell’attualità.

Distillare simboli, archetipi, enigmi della tradizione druidica, evidenziandone il nucleo essenziale, svolgere il codice attualizzandolo è un’opportunità che possiamo cogliere e un lavoro che possiamo intraprendere.

Vediamo ora, in una breve sintesi, quale è quella che ci viene offerta dagli studi di un grande celtista com’è Jean Markale, le linee principali delle concezioni druidiche relative ai modelli concettuali dei Druidi.

Il pensiero druidico, secondo Jean Markale, è vicino a quello di Eraclito[1], laddove la natura e l’universo sono regolati dal Logos, dove parola, ragione, meglio, relazione, sono verità e sinonimo di divinità.

Il Logos eracliteo è l’ordine universale espresso e riversato nella molteplicità del divenire, è il ritmo dell’universo, è la legge universale che opera nel mondo, una legge divina che guida magistralmente il mondo, una mente che muove il cosmo attraverso il cosmo stesso: “Una è la sapienza, conoscere la mente che per il mare del Tutto ha segnato la rotta del Tutto” (FR 13 Diano).

Per i Druidi, scrive Jean Markale, la creazione è continua e perpetua e Dio non è, ma diviene. [2]

“Per i Druidi e per i Bramini, il principio donatore della vita e alla base del potere era la parola di verità, causa ultima di tutti gli esseri”. [3] I Druidi veneravano pertanto il potere della parola, che era munita di forza e di vitalità. Attraverso la verità, dicevano, “la terra perdura”. La Verità era la Parola e la Parola sacra e divina non doveva essere profanata. [4]

“Per il poco che si può sapere, – scrive Markale – la dottrina druidica insisteva sulla tenebrosa e profonda unità esistente tra gli esseri e le cose, tra le creature e il creatore, tra la materia e lo spirito. Conseguentemente, il mondo per i Celti, il mondo visibile e apparente, che è il mondo dei viventi, era esattamente identico all’altro mondo, il mondo degli dèi, degli eroi e dei defunti”.[5]

“L’uomo – scrive ancora Markale riferendosi alle concezioni druidiche del mondo – non è rinchiuso nella materia, ma si espande in essa, perché il mondo è in perpetuo divenire. Il ché esclude ogni idea di caduta, di un Satana, spirito del male, che avrebbe creato un mondo imperfetto caricatura dell’opera di Dio. Satana non è celtico, è persiano. E se i cristiani gli hanno dato la parvenza e gli attributi del dio gallico Cernunnos, il dio cornuto, è perché non riuscivano a sbarazzarsi di questo ingombrante personaggio, espressione di forza e di fecondità. E se non c’è Satana, non c’è neppure un problema del male metafisico. Il male era semplicemente l’imperfezione degli esseri, imperfezione normale in un’evoluzione perenne: era piuttosto il «perfetto», cioè il «compiuto», a equivalere al nulla. Conseguentemente, il male in tutte le sue forme (ingiustizie, violenze, malattie, sofferenze) non era che una serie di incidenti di percorso necessari per pervenire a uno stato superiore”. [6]

“I Celti, piuttosto che considerare la vita come un castigo, ne facevano l’humus per l’evoluzione individuale”.[7] Da qui l’esaltazione “del mondo intero come divino in tutte le sue manifestazioni e da considerare «strumento di perfezione». A questo punto anche la morale diventava soltanto una serie di regole, atte a orientare verso la migliore soluzione possibile”.[8]

Nella dottrina druidica “si assisteva ad una sublimazione della natura in quanto manifestazione divina. Era grazie ad essa che si comunicava con Dio. Ma la natura non consisteva solamente nelle montagne, nei fiumi, nelle foreste, era anche l’essere umano nella sua dimensione corporea. La carne non era maledetta, bensì esaltata allo stesso modo dello spirito, poiché in definitiva corpo e anima non erano che le due facce della medesima realtà. Non esisteva conseguentemente alcuna interdizione sessuale. Le proibizioni erano invece di natura magica, con riferimento a una visione globale dei rapporti tra l’individuo e il mondo circostante, senza alcuna connotazione moralistica”. [9]

Non c’era un dio primordiale. “Dio era il compimento dell’azione collettiva di tutti gli esseri e questi esseri provenivano semplicemente da un Dio «tutto» solo in potenza”.[10] Potenza, flaith in irlandese, è il fondamento naturale di tutte le cose.

Questa l’idea dell’universo concettuale dei Druidi riguardo al divino, all’uomo, alla natura così come esce dagli studi di alcuni celtisti.

Approfondiremo ogni singolo aspetto in articoli successivi, basandoci su fonti antiche e sulla vasta letteratura a disposizione.

[1] Jean Markale, Il Druidismo, Mediterranee

[2] Jean Markale, Il Druidismo, Mediterranee

[3] Peter Berresford Ellis, Il segreto dei Druidi – Piemme

[4] Peter Berresford Ellis, Il segreto dei Druidi – Piemme

[5] Jean Markale, L’enigma dei Catari, Sperling

[6] Jean Markale, L’enigma dei Catari, Sperling

[7] Jean Markale, L’enigma dei Catari, Sperling

[8] Jean Markale, L’enigma dei Catari, Sperling

[9] Jean Markale, L’enigma dei Catari, Sperling

[10] Jean Markale, L’enigma dei Catari, Sperling

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