A Zogno e a Cevo il serpente della pietra e dell’anello

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Zogno, in Val Brembana, secondo la leggenda del serpente (drago) della Corna Rossa, che i vecchi dicono di vedere ancora volare tra le cime. Il serpente usciva di notte dalla sua tana sulla Corna Rossa dopo essersi fermato a bere all’antica fonte del Boér, presso Inzogno. Si dice che i giovani del paese seguissero il serpente alla fonte, con una padella per catturarlo e rubargli la boccia d’oro, ma accadeva sempre che i giovani venissero all’istante pietrificati.

Il serpente è presente anche a Cevo (Valle Camonica), nella forma di serpente della “preda” (della pietra), visibile, secondo la tradizione, tra i boschi nella zona della Pineta. Dalla tradizione si evince che nei pressi della sorgente Antigola, una delle più antiche del luogo, dove l’acqua sgorga sempre alla stessa temperatura, girasse un serpente con un diamante (una pietra luminosa) in bocca, chiamato dalla popolazione Sèrpent dè la préda.

Va a questo proposito ricordato che tra le popolazioni  delle alpi francesi e svizzere si narra di serpenti e di draghi volanti con una pietra in fronte, che di notte volano tra le cime dei monti e di giorno si riparano in grotte naturali.

Secondo tradizioni celtiche ai serpenti volanti crescevano le ali con l’invecchiamento e si trasformavano in draghi. Alcuni draghi alati avevano corpo leonino.

Sempre riguardo a Cevo, D.A.Morandini scrive: “Una antica tradizione dice che vi esistessero, sotto la Cappella dell’Androla, delle cave di rame, chiamate ramine. La Cappella dell’Androla è forse il miglior belvedere di tutta la Valle Camonica. Esaurite ed abbandonate le cave di rame rimasero le gallerie profonde e paurose. Ebbene: quel popolo che immaginò un serpente dall’anello d’oro, a cui nessuno osò mai avvicinarsi perché annientava collo sguardo, popolò anche quelle gallerie di streghe. Queste fantastiche creature paurose, durante l’infuriare dei temporali, uscivano dai loro domini sotterranei e ballavano sotto le intemperie, sui prati dell’Androla le più strane ridde infernali”.

Notiamo, ancora, come il serpente fosse sacro alla celtica Dea Brigit, la quale verso il primo febbraio (Imbolc), come ci ricorda Marjia Gimbutas,  compare come un serpente della collina.

Il risveglio simbolico dei serpenti dall’ibernazione si verificava intorno al primo febbraio. In Scozia si credeva che un serpente emergesse dalle colline durante Imbolc, il “Giorno della Sposa”, ossia di Brighit.

Inoltre la Dea Madre, sempre secondo Marjia Gimbutas, assume l’aspetto zoomorfo di serpente o di uccello sin dal Neolitico.

Il serpente è anche associato al Dio Cernunnos, che vediamo tenere nella mano sinistra un serpente con la testa d’ariete. La caratteristica connessione del serpente con l’ariete, animale sacro alla Dea Uccello, risulta da immagini di serpenti dotati di corna o con testa di ariete, e dall’intercambiabilità delle corna di ariete con le spire di serpente.

L’immagine della Dea serpente è facilmente riconoscibile nell’arte celtica e i druidi, in Galles, chiamavano se stessi Nadredd, ossia serpenti, in quanto legati alla sapienza ancestrale.

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