Druidi, Templari e Carbonari tra la Champagne e Osimo

Nulla accade a caso. E’ questa la conferma che mi viene da una significativa esperienza, avvenuta a San Benedetto del Tronto il 26 marzo 2011, dove, grazie all’iniziativa di alcuni amici ho presentato il mio libro “Tu sei Pietra”.

L’interrogativo di fondo del libro, frutto di un’intuizione, riguarda un’antichissima tradizione iniziatica, che ha le sue radici nella storia più antica dell’uomo e che pare essere giunta fino a noi, anche se criptata; una tradizione che a volte è sembrata essere inghiottita nei periodi oscuri dell’intolleranza e dell’ignoranza, contrabbandate per fede, o cancellata dalle orde degli invasori o, ancora, dispersa ai quattro angoli del mondo. E’ possibile trovarne le tracce? E’ possibile, seguendo queste tracce, ricomporre l’unità perduta?

Il libro ipotizza sia possibile e si avvia sui sentieri della Cerca, dove si incontrano i Baschi, i Druidi, i Templari, il Priorato di Sion, grandi personaggi della storia, come Abelardo e Bernardo di Chiaravalle e luoghi esotericamente significativi, primo fra tutti, in relazione all’ipotizzata trasmissione iniziatica, la Champagne.

All’incontro di San Benedetto ho presentato le mie ipotesi in gran parte centrate sulla Champagne e sulla domanda se esista o meno un gruppo di iniziati che a trasmesso nei secoli la Tradizione.

La Champagne è il luogo nel quale, nel XII secolo si sono concentrati alcuni avvenimenti che fanno pensare ad un disegno ben preciso: Bernardo di Chiaravalle in pochi anni costruisce una fitta rete di monasteri nei quali hanno voce in Capitolo, quando non sono abati, suoi parenti; la sorella di Bernardo costruisce a sua volta una serie di monasteri femminili; viene creato l’ordine dei Templari, alla cui costituzione partecipano parenti di Bernardo; alla corte di Maria, figlia di Eleonora d’Aquitania, opera Chrétien de Troyes, che dà vita ai fondamenti del ciclo del Graal e, nel Cligés, rivendica la legittimità della sovranità, impropriamente passata a Roma e a Bisanzio, ad Artù e, quindi, alla Tradizione druidica.  Non solo: la Champagne è la regione della Francia dove anticamente c’era un insediamento di nobili post halstattiani che alcuni storici ritengono essere stati custodi delle antiche tradizioni e i parenti di Bernardo erano tutti appartenenti alla piccola nobiltà locale. Infine, nella Champagne erano insediati i Galli Senoni, dove la radice *sen significa antico.

All’incontro era presente Roberto Mosca, uno studioso della storia di Osimo, cittadina che dista pochi chilometri da San Benedetto del Tronto, il quale il giorno successivo mi ha guidato nella Osimo sotterranea, dove chilometri di cunicoli collegano stanze con bassorilievi e incisioni di chiara impronta templare, come la triplice cinta (peraltro simbolo druidico) e con evidenti richiami al culto di divinità femminili e, in primo luogo, della Melusina: Mère Lugine, paredra di Lug (la più importante divinità maschile del pantheon druidico) e archetipo del maçon, del costruttore, in quanto costruttrice magica di megaliti.

Osimo è stata una sede templare importante, in diretto collegamento con il porto di Ancona, dal quale prendevano il mare coloro che si volevano recare in Terra Santa. Nella facciata del duomo, opera del XII secolo, la Melusina compare in un quadrante a ore otto (la direzione dell’otto è convenzionalmente quella del sud-ovest, ovvero della Dea). Inoltre l’otto e l’ottagono sono chiaramente rapportati alla tradizione templare. Nel duomo c’è una statua lignea di un Cristo crocifisso che, recentemente, è stato scoperto essere femmina, non solo perché la luce naturale che cade dall’alto ne evidenzia il seno, ma anche per il fatto che sotto una gonna rosa (assolutamente inusuale) si cela un sesso femminile. La barba del Cristo, a seconda della luce, diventa una lunga capigliatura che incornicia il volto e si raccoglie sul mento. Il Cristo femmina, il duomo e un litostroto di grande interesse sono opera di Mastro Filippo(1191), templare e appartenente agli Enfants de Salomon.

Sia detto per inciso che la forma maschile di Iside-Astarte-Venere-Afrodite è Afrodito dal volto barbuto e sotto tale aspetto era venerata ad Amatunte, nell’isola di Cipro.

Nel mio libro “Tu sei Pietra”, oggetto della conferenza, sostengo che i Templari adorassero la Dea Madre e il Puro Pensiero.

Strana sincronicità quella di trovarmi a parlare di un’ipotesi derivante da un’intuizione in un contesto che, con testimonianze evidenti, sembra confermarla.

Strana coincidenza anche quella che vede tra Osimo e Senigallia una località che si chiama Chiaravalle.

A pochi chilometri da Osimo c’è Campocavallo[1] dove sorge un santuario, Notre Dame de Campocavallo, progettato dall’architetto Costantino Costantini 1892 e costruito in stile neogotico lombardo sull’ideogramma di Chartres: una stella a sette punte. L’opera è stata interamente finanziata da benefattori francesi, molti dei quali nobili della Champagne e da una dama di Gigors, piccolo comune francese  situato nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza.  Il santuario è stato edificato ed arredato con materiali francesi. Una vetrata viene dalla zona di Oise, vicino a Parigi e le parti non importabili dalla Francia sono state costruite in una fabbrica appositamente avviata da Costantini.

Nel santuario compaiono varie scritte: “Fidelium impensis”, fedele alla consegna.

E’ quantomeno strano che nobili francesi abbiano interamente finanziato un’opera a Campocavallo, ma  la stranezza viene meno quando si presta attenzione al fatto che la Champagne è il luogo dove sono nati i Templari ed è la terra dei nobili post halstattiani, custodi di antiche tradizioni druidiche.

La stranezza cessa di essere tale se si considera che agli inizi del IV sec. a.C. gruppi di Galli Senoni  (provenienti dalla Champagne) occuparono la parte settentrionale delle Marche, vi si stanziarono e diedero vita ad una koiné celto-greco-etrusco-italica. A testimoniare l’influenza celtica rimangono numerosi reperti archeologici, quali, ad esempio, i torques d’oro a tamponi di Santa Paolina di Filottrano, la fibula di Moscano di Fabriano e i foderi a lamina esterna di bronzo sbalzato dalle due località.

Oltre all’omonimia di un popolo della Gallia che risiedeva ancora nella metà del I sec. a.C. a sud di Parigi (il nome è rimasto nella città di Sens) sono gli stessi oggetti che indicano un chiaro collegamento con l’area della Champagne e zone limitrofe. E’ stato addirittura scoperto che il fodero di Moscano fu decorato con lo stesso punzone utilizzato per il fodero di Epiais-Rhus, una località a nord-ovest di Parigi. E’ interessante pertanto collegare questi indizi con l’improvviso calo demografico che si osserva nei territori della Champagne (ad eccezione di una piccola area nei dintorni dell’attuale Reims) verso la fine del V sec. a.C.

Secondo Tito Livio la tribù dei Senoni occupò il territorio compreso fra il fiume Utens (Uso o Montone), a nord e il fiume Aesis (Esino), a sud. Tuttavia, la  scoperta di testimonianze celtiche a sud dell’Esino, fin nelle Marche meridionali e oltre (sepolture celtiche sono state individuate anche a Campovalano, in Abruzzo), dimostra che il confine meridionale indicato da Livio non deve essere considerato vincolante.

Le sincronicità non finiscono qui. In un convegno sull’Unità d’Italia, dove ho tenuto una relazione sul contributo della Massoneria, un signore mi ha avvicinato e mi ha detto: “Se dovesse occuparsi di Carboneria faccia attenzione ad un certo Briot”. Al momento non ho dato molto peso al suggerimento, ma a San Benedetto, oltre ai Templari e alla presenza dei Galli Senoni, mi sono trovato nel bel mezzo di storie di carboneria che collegano il santuario di Campocavallo alla Carboneria francese a ai riti forestali della Massoneria del legno. Una sorta di richiamo. Una pista da percorrere.

Infatti, guarda caso, Costantino Costantini, incaricato di ristrutturare chiese a Osimo, dove compaiono simboli massonici, era  parente di Andrea Vici, allievo del Vanvitelli (ambedue vicini alla Massoneria e probabilmente affiliati agli Illuminati di Baviera) e considerava suo maestro Francesco Fiorenzi, iscritto alla Giovine Italia e alla Carboneria, presidente della Società operaia creata da una élite di carbonari e appoggiata apertamente dalla loggia massonica del rivoluzionario Vincenzo Rossi.
I Carbonari hanno tutte le caratteristiche della conservazione delle eredità celtiche ben fissate nell’inconscio collettivo europeo. Essi ripresero il simbolo del carbone come base federatrice della loro immagine; si riunirono in seno al mondo rurale; si opposero fermamente, quasi dogmaticamente, agli imperialismi religiosi (la Roma imperiale) e politici (i re di diritto divino). Detto in altri termini, la foresta servì ancora una volta da luogo di resistenza e d’azione contro l’imperialismo urbano.

Il Rito Forestale sembra nascere come ibrido tra l’elemento operativo, rappresentato dalla base massonica “Carbonara” e quello speculativo del druidismo, che venerava la Grande Madre e ne indagava la sua manifestazione nella Natura.

Le prime pratiche di un rito massonico forestale speculativo sarebbero apparse in Francia all’improvviso: siamo nel 1747. Charles François Radet de Beauchesne ne fu il promotore. Egli pretendeva di derivare i suoi poteri dal Signor di Courval, Gran Maestro delle Acque e Foreste della Contea di Eu e sire di Courval. Secondo Jean-Marie Ragon de Bettignies (1781-1866) la prima assemblea ebbe luogo a Parigi il 17 agosto 1747. Il “Cantiere del Globo e della Gloria” era installato in un parco del quartiere della Nouvelle France (attualmente faubourg Poissonnière).

Il rituale sarebbe proveniente dalle foreste del Bourbonnais dove dei nobili proscritti avevano trovato rifugio, ed erano stati poi iniziati da dei boscaioli, al tempo delle agitazioni che segnarono il regno di Carlo VI e Carlo VII.

Infine, ultima, per ora, coincidenza strana: nel novembre 1993, il druido della Gorsedd di Bretagna Gwenc’hlan Le Scouëzec ha riunito intorno a sé un gruppo di massoni francesi che hanno costituito una loggia massonica della pietra, per poi instaurarvi il rito massonico forestale che si ispira direttamente ai rituali di Beauchesne del 1747.

Silvano Danesi

 

 

 

 

 

 

 

[1] Roberto Mosca – Alfonso Rubino – La triplice cinta druidica – Terra Nuova Edizioni

 

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